Le nuove varietà di vitigni resistenti in Emilia Romagna

LE NUOVE VARIETÀ DI “VITIGNI RESISTENTI” IN EMILIA ROMAGNA

Giovanni Nigro – CRPV

In questi ultimi anni la ricerca in viticoltura ha sviluppato una intensa attività, raggiungendo progressi impensabili sino a poco tempo fa. I risultati ottenuti sono orientati tutti verso il raggiungimento di un modello viticolo pienamente in armonia con la valorizzazione dell’ambiente, con i nuovi scenari climatici e con un alto livello qualitativo. A tali risultati se ne aggiungeranno presto altri il cui obiettivo è il contenimento dell’uso degli agrofarmaci, stante la necessità di rendere il settore viticolo meno vincolato al loro uso. A questa necessità viene incontro anche la genetica che, grazie a nuove acquisizioni, contribuisce a rendere più attuali e celeri le tecniche tradizionali di miglioramento genetico mettendo a disposizione dei viticoltori varietà di viti resistenti alla principali malattie.

Dopo diversi incontri con i viticoltori della RER, per discutere di varietà di vite resistenti, si è passati dalle parole ai fatti ed a Tebano è stato messo a dimora un vigneto sperimentale che raccoglie le “varietà resistenti” attualmente iscritte al Registro Nazionale delle Varietà di Vite e potenzialmente più interessanti per l'areale dell'Emilia-Romagna. L’interesse suscitato da questi nuovi vitigni (resistenti/tolleranti alle malattie fungine) presso i viticoltori è enorme, non solo tra coloro che hanno a cuore la sostenibilità ambientale ma anche e soprattutto tra quelle aziende viticole la cui marginalità economica è sempre più risicata.

Attualmente le varietà resistenti, regolarmente iscritte al registro nazionale, sono autorizzate solo in alcune regioni d’Italia: Veneto, Trentino Alto Adige, con evidenti vantaggi competitivi dei viticoltori di dette regioni nei confronti delle aziende vitivinicole della RER. In virtù della normativa vigente è necessario che questi vitigni, per essere ammessi alla coltivazione, siano valutati nei diversi ambienti viticoli con appropriate sperimentazioni pluriennali e, qualora i risultati inerenti l’adattabilità, le caratteristiche vegeto-produttive e la qualità del vino fossero soddisfacenti, si potrà richiederne l’iscrizione nella lista dei vitigni idonei e quindi essere successivamente utilizzati dai produttori per la costituzione di vigneti commerciali. È per queste motivazioni che, in una visione lungimirante e strategica, è stato autorizzato dalla RER e messo a dimora dal CRPV a Tebano uno specifico vigneto sperimentale di circa mezzo ettaro (unico per dimensioni, disegno sperimentale, scopi e finalità) nel quale si stanno effettuando, oltre al rilievo delle più importati caratteristiche agronomiche ed enologiche (germogliamento, fioritura, invaiatura, epoca di raccolta, ecc.), anche tutti i rilievi fitopatologici necessari per valutare l’effettiva resistenza/tolleranza alle principali malattie fungine. Il vigneto gestito dal CRPV è stato allestito grazie alla collaborazione e al finanziamento dei più importanti gruppi cooperativi vitivinicoli della Regione (Riunite & CIV, Gruppo Cevico, Cantina Sociale di San Martino in Rio) e dai costitutori che hanno fornito i materiali genetici (Vivai Cooperativi Rauscedo, Wineplant, Fondazione E. Mach di San Michele all’Adige).

Il vigneto è stato messo a dimora nel mese di febbraio del 2016, ha una superfice di 0.5 ha con sesto d’impianto di 2,7 m x 1 m. Le varietà resistenti in prova sono 11 (sei a bacca nera e 5 a bacca bianca) e altrettante le varietà testimone. Su tutte le varietà in prova sono in corso i rilievi agronomici ed enologici previsti dal rigido protocollo sperimentale messo a punto dai tecnici della filiera vitivinicola del CRPV di Tebano. 

Questa prima fondamentale attività di valutazione agronomica ed enologica di varietà resistenti cosiddette “internazionali” (già iscritte al RNVV) ha stimolato i maggiori gruppi cooperativi della RER (Riunite & CIV, Gruppo Cevico, Cantina Sociale di San Martino in Rio) a intraprendere e finanziare un importante progetto per la costituzione di varietà emiliano-romagnole resistenti a peronospora e oidio utilizzando l’incrocio abbinato alla tecnica della seleziona assistita con marcatori, che consente un enorme accelerazione dei tempi tecnici per la costituzione di una nuova varietà rispetto al passato. Questo nuovo programmo è partito nel mese di aprile 2017, con i primi incroci, e prevede il trasferimento di geni di resistenza sulle seguenti varietà locali: